La Vicina dalle Tende Aperte – Racconto di Fragolarosa
Fragolarosa non chiudeva mai le tende.
Non per esibizionismo.
Per coerenza narrativa.
Se doveva fare yoga nuda in salotto, tanto valeva farlo bene. Se usciva dalla doccia con la pelle lucida e l’asciugamano appeso a un filo di speranza, perché fingere pudore? Marco, il vicino, aveva capito presto che quelle tende non erano un errore: erano un invito senza biglietto.
E lui lo accettava ogni mattina.
Quel pomeriggio bussò alla porta con una scusa che non convinse nessuno, nemmeno se stesso. Fragolarosa aprì con una vestaglia trasparente che sembrava avere il solo scopo di stare lì per poco.

«Ciao vicino» disse sorridendo.
Marco pensò che avrebbe potuto vivere dentro quel sorriso.
Il caffè arrivò, ma fu subito dimenticato. Fragolarosa si muoveva intorno a lui con una naturalezza irritante, sfiorandolo come se il corpo fosse una conversazione. Ogni volta che si chinava, la vestaglia collaborava pochissimo. Marco cercava di non fissare. Lei faceva finta di non accorgersene.
Faceva finta.
«Se continui a trattenerti così» disse lei,
«rischi di esplodere per cause naturali.»
Lo baciò senza preavviso. Un bacio lento, caldo, che sapeva di decisione. Marco rispose con entusiasmo e con il corpo, che aveva già smesso di essere discreto. Fragolarosa lo guidò verso il divano, ridendo piano, come se stesse iniziando un gioco che conosceva benissimo.
Ed è lì che la porta si aprì.
Laura entrò pronta a una scenata epica. Si fermò invece davanti a una scena che non lasciava spazio a equivoci: due corpi troppo vicini, troppe mani, troppa elettricità nell’aria.

Fragolarosa la guardò e sorrise.
«Se vuoi urlare, fai pure.»
Poi aggiunse: «Se vuoi restare… chiudi la porta.»
Laura la chiuse.
E sospirò come chi ha appena preso una decisione importante.
I primi minuti furono strani, tesi, deliziosamente imbarazzanti. Poi Fragolarosa fece quello che sapeva fare meglio: sciolse l’aria. Si avvicinò a Laura, le parlò piano, le sorrise. Marco guardava, eccitato e incredulo, mentre le due donne si studiavano con una curiosità che non aveva nulla di timido.
I baci arrivarono quasi per gioco. Le mani seguirono. Marco veniva coinvolto, poi messo da parte, poi richiamato. Nessuno era mai escluso davvero. Solo spostato, come in un gioco dove il turno cambia spesso.
Sul tavolino comparvero i giocattoli. Fragolarosa li mostrò come se stesse presentando un menu particolarmente interessante: manette morbide, un plug liscio, un dildo elegante, uno strap-on che Laura osservò con un sorriso che diceva non lo avevo previsto, ma mi piace.
«Niente pressioni» disse Fragolarosa.
«Solo curiosità.»
I giochi a tre diventarono più decisi. Qualcuno guidava, qualcuno si lasciava guidare. Le manette servivano più a ridere che a trattenere davvero. Il frustino veniva usato per il suono, per l’attesa, per quella scarica di eccitazione che arriva prima ancora del contatto.

Dal divano, Marco non si perse nulla. Guardava sua moglie abbandonarsi alle attenzioni di Fragolarosa, il corpo teso e poi sempre più rilassato, i sospiri che attraversavano la casa senza pudore. L’eccitazione gli correva addosso come una scarica continua, alimentata proprio da quella distanza forzata, da quel ruolo di osservatore consapevole. Fragolarosa ogni tanto incrociava il suo sguardo, senza interrompere il gioco, come a dirgli so che stai guardando, ed è esattamente quello che voglio. Laura, legata e complice, rideva piano tra un bacio e l’altro, scoprendo quanto fosse eccitante essere al centro di due desideri diversi ma perfettamente sincronizzati. In quella divisione degli spazi — letto e divano, mani e sguardi — il piacere non si spezzava: si moltiplicava.
Marco scoprì che guardare Laura prendere iniziativa era incredibilmente eccitante. Laura scoprì che il controllo poteva essere un gioco, non un dovere. Fragolarosa si muoveva tra loro con disinvoltura, intervenendo quando serviva, cambiando ritmo quando l’atmosfera lo chiedeva.
Il salotto si riempì di sospiri, commenti ironici, respiri sempre meno regolari. Ogni tanto qualcuno rideva, come se l’assurdità della situazione rendesse tutto ancora più eccitante. Era sesso, certo. Ma era anche leggerezza, complicità, libertà di non prendersi troppo sul serio.
Quando la notte avanzò, rimasero sdraiati vicini, pelle calda, sorrisi lenti. Marco e Laura si guardarono come se si fossero appena riscoperti. Fragolarosa li osservava soddisfatta, come una padrona di casa che aveva appena organizzato una festa riuscitissima.
Li accompagnò alla porta, la vestaglia di nuovo addosso, le tende già aperte per il giorno dopo.
«La prossima volta» disse con aria innocente,
«potete saltare i preliminari sociali.»
E chiuse la porta ridendo, lasciando dietro di sé una serata che nessuno dei due avrebbe dimenticato facilmente.







